La letteratura impotenziale

Serra, Màrius
Quaderns Divulgatius, 14 2000

Non ci vuole molto per situare la potenza letteraria della letteratura potenziale nel suo quarantesimo compleanno. La divulgazione al di là dell'ambito francofono del fenomeno potenziale è già un fatto. Al decimo anniversario dell'Oplepo italiano si aggiunge la pubblicazione in inglese dell'Oulipo Compendium, questo convegno commemorativo di Capri e infine le traduzioni, sempre in più lingue, delle opere più note della potenzialità, in particolare di Queneau, Calvino e Perec. Tutto quanto, nonché altri inquietanti indizi, difficili da riassumere, ci consentono di formulare un'ipotesi terrificante: la letteratura potenziale sta per essere culturalmente canonizzata.
La situazione è da prendere con le molle. Inanzitutto, perchè la possibile canonizzazione ha bisogno, tanto per cominciare, della presenza di un cadavere. Come abbiamo potuto osservare nella recente canonizzazione simultanea dei papi Giovanni XXIII e Pio IX, l'ingresso nella santità è una sorta di seconda sepoltura del tutto impraticabile nel caso che la prima non si sia mai svolta. E, certamente, tra le orde potenziali, di funerali non ne è stato visto nemmeno uno. A giudicare dagli atti delle reunioni oulipiane ed oplepiane, i membri defunti di entrambe le confraternità sono presenti in corpo e anima, in modo che la loro presenza potenziale rimane intattta. Voglio rendere atto, qua di fronte a voi, che nessuno dei membri in potenza che hanno varcato la soglia dell'essistenza biologica ha fatto uso del suo diritto di morire potenzialmente, cioè suicidarsi lasciando un apposito bigliettino dove si facesse rinuncia esplicita al gruppo. Quindi, per il momento di cadaveri non ce ne sono. Né squisiti né di quegli altri.
Ma l'arrivo del 40 compleanno riempie d'inquietudine tanti di noi. Noi catalani lo sappiamo bene, perchè per noi il numero 40 non si può staccare dalla figura del general Franco ed i suoi 40 anni di dittatura. Il che, nella lingua di Raimundo Lullio, di Salvador Dalí e di Joan Brossa, mi consente di venire ad avvertire tutti voi, letterati d'Ou e d'Op, potenziali in potenza, su una notizia allarmante: la Letteratura Potenziale rischia di morire. E quindi di scatenare in seguito una serie di fatti terribili, perche se c'è morte ci sarà cadavere e se c'è cadavere ci sarà canonizzazione. E, per quanto verbale, la canonizzazione provoca impotenza canonica, vale a dire l'unica impotenza che non riesce a combattere nessun Viagra, ed in quel momento la Letteratura Potenziale diventerà Letteratura Impotenziale ed i notai del prestigio internazionale partiranno all'attacco stampando libri di testo (non fatevi sfuggire il pleonasmo: libri di testo!) sull'OuLImpo affinchè i lettori in manette si diano allegramente alle Oulimpiade e la scrittura divenga atletica. Ginnastica. Nuoto. Scontro. Succedaneo della Guerra. Pasquinata. A proposito, qualcuno ha notato che Sidney era un anagramma quasi perfetto di Disney?
Forse perchè io scrivo in catalano, chè è una lingua un pò più malata delle altre, mi sento nell'obbligo di avvertirvi sul rischio sanitario a cui siamo sposti gli amatori della potenzialità. Nelle presenti circostanze bisogna evitare ad ogni costo che qualcuno s'inventi un canone oulímpico perchè né i dei né le dee dell'Olimpo si sentano minacciati da un branco di papisti senza Papa. D'altra parte, siccome è sempre meglio prevenire che curare, rebuto del tutto necessario prendere in considerazione alcuni consigli medici ricavati da libri, scritti, chiachiere e pagine web di dubbiosa credibilità. I 3 consigli medici per prevenire la perdita di potenza sono, in questo ordine: camminare tanto, dormire a sufficenza e non fumare. A dire la verità, questi consigli sono quelli che un mio amico medico s'intestardice a ripetermi ogni volta che tenta di imbarcarmi in una escursione ed io gli rispondo che preferisco rimanere a casa a fare delle incursioni in bibblioteca. 3 consigli che sono ossimori.

1. Camminare tanto
Camminare tanto, quasi fino a correre, sulla pagina in bianco, vuol dire in questo caso compiere delle lunghíssime esse bustrofediche, come quelle che disegna sulle strade dell'Avana uno dei personaggi di Tres tristes tigres, del cubano Guillermo Cabrera Infante. Cioè, camminare e scamminare, andare e tornare, ripetere ed invertire. Bisogna fuggire alla facilità causata dalla difficoltà di scrittura dei labirinti creati dalle costrizioni. Certo, la facilità della difficoltà, un ossimoro che ci può portare un gradino più in su di potenzialità. Cosí come la costrizione fa passare dalle créations créés alle créations créantes, la de-costrizione può far passare dalle créations créantes alles créations senza aggettivi.
Un esempio sarà utile per concretizzare quest'idea. La disparition di Perec è già stata sistematicamente trasposta: all'inglese con la polemica The Void di Gilbert Adair, allo spagnolo El secuestro senza la A di un collettivo diretto dal professore Marc Parayre, all'italiano La scomparsa di Piero Falchet(t)a... Come mai non si sponsorizzano delle traduzioni letterarie (cioè, non lipogrammatiche) dell'opera perechiana a queste ed altre lingue, a cominciare dal francese stesso? Forse non abbiamo, in tutte le culture, traduzioni in prosa delle grandi opere in verso di Omero? In lingua catalana è appena uscita una versione nuova della Divina commedia del Dante che prescinde dalla rima pur di rialzare la potenza narrativa. Sarà per caso che gli scritti potenziali non ce n'hanno, di potenza narrativa? Forse non avrebbe senso che qualche bravo narratore italiano, Erri de Luca tanto per dirne uno, spieghase le microstorie che conduggono alle paronomasie del Piccolo Sillabario Illustrato d'Italo Calvino? Oppure che le poesie eterogrammatiche che intestano le Biblioteche d'Ou e d'Op -Ulcerations, Edulcoranti- fossero versate alla prosa decostretta, allo stesso modo che San Juan de la Cruz fece con le sue poesie spirituali?
Un vecchio dibattito oulipista cercava di stabilire se una costrizione che non ha mai generato un solo testo (mettiamo, per esempio, scrivere con sole parole seschipedaliche di almeno venti lettere) può essere considerata una vera costrizione. Forse è giunto il momento di porsi il problema al contrario: un testo creato a partire da una costrizione sconosciuta (quella che regge queste righe, per esempio) si può considerare un testo? Ancora: si può considerare un testo potenziale? La proposta, quindi, è chiara: incorporare la de-costrizione come nuova strategia dell'operatore potenziale ci può salvare di cadere nella letteratura impotenziale e, inoltre, sfuggire all'Oulimpo.

2. Dormire a sufficenza
Lo scrittore messicano Alfonso Reyes scrisse che l'argentino Juan Filloy era il padre (genitore, disse lui) di una nuova letteratura americana. Il suo romanzo Caterva (1937) -le storie intrecciate di sette persone giunte agli ultimi gradini della vita morale- rese possibile tre decenni dopo la famosa Rayuela di Julio Cortázar. In Op Oloop (1934), un romanzo lodato da Sigmund Freud, Filloy crea il preciso scandinavo Optimus Oloop, un maniaco della statística che contabilizza ogni cosa che fa, al punto che festeggia il suo coito numero 1.000 (mille). Filloy è un mito. Autore di una bella cinquantina di libri, tutti quanti con titoli di 7 lettere, non ne pubblicò che 7, dal libro di viaggi Periplo (1931) alle poesie in prosa di Finesse (1939), comprese le poesie zozzone di Balumba (1933), la controstoria dell'Argentina Aquende (1936) più tre romanzi: la storia di un truffatore in ¡Estafen! (1932) e quelli già citati, Op Oloop e Caterva.
La maggioranza delle sue opere sono rimaste inedite per sua volontà, anche se qualcuna è stata proibita. Filloy le distribuiva soltanto tra i lettori che egli stesso sciegleva, quasi come i bollettini potenziali d'Ou e d'Op. Sono tre le caratteristiche che fanno di Juan Filloy un autore interessante dal punto di vista potenziale: 1) era fiero di aver inventato oltre dieci mila palindromi -tra i quali ¡Arriba la birra! o Sé verla al revés-; 2) scrisse su costrizioni negli anni 30; e 3) è vissuto quasi tre secoli. Nato nel 1894, cinque anni prima di Borges, è morto lo scorso luglio del 2000, quattordici anni dopo il già longevo Jorge Luis Borges. Aveva 105 anni e avrebbe compiuto i 106 (1+0+6=7) l'uno agosto. Di fatto, sono 25 anni (2+5=7) che la Junta Militar Argentina proibí la pubblicazione del suo libro Vil y vil. Poi, la polizia politica interrogó per ore quel ottantenne che non parlava d'altro che di letteratura. Nonostante la sua figura sia stata ricuperata dall'obblio negli anni 90, i suoi testi -i 7 pubblicati ed i 49 (7x7) inediti- dormono in attesa dei lettori potenziali del futuro. Il secondo ossimoro per impedire l'arrivo della Letteratura Impotenziale è l'elaborazione di un canone di plagiari in anticipo d'Ou e d'Op.
Con ogni probabilità il modo migliore d'impedire che gli autori espliciti della letteratura potenziale vengano canonizzati deve essere stabilire dei meccanismi per canonizzare i plagiari in anticipo di ogni lingua, alcuni belli chiari come Juan Filloy o Raymond Russel ed altri più discutibili come, ad esempio, Vladimir Nabokov. I membri d'Oulipo e d'Oplepo dovrebbero costituirsi in giuria coordinata ed stabilire una procedura parallela alle norme di canonizzazione dettate dai papi Urbano VIII (1634) e Benedetto XIV (quattordicesimo) (1734) ed aggiornate da Giovanni Paolo II nel 1983. Partendo da una certa proposta la Congregazione Oulipoplepiana delle Cause dei Santi Plagiari si riunirebbe, sotto la presidenza di un Popo, allo scopo di esaminare i lavori del presunto Plagiario in anticipo.
Nel caso di accettazione positiva, il Popo concederebbe al candidato il titolo di "venerabile" e darebbe inizio al processo di canonizzazione (qua non c'è bisogno dell'antesala della beatificazione), nel quale il promotore della causa sarebbe confrontato a un avvocato del diavolo designato dal COCSP. Controllate le opere del candidato per determinare se contengono costrizioni in grado eroico, e confermato che fu sufficentemente verbivoro in vita, bisognerebbe scegliere un minimo di due versi, frasi o paragrafi che si possano considerare oggettivamente "miracolosi". Se la procedura dovesse giungere a buon fine, la canonizzazione potenziale del candidato diventerà una cerimonia di massima solennità durante la presentazione del bollettino d'Ou e d'Op contenente la memoria di tutto quanto.

3. Non fumare
Sembra chiaro che non è il miglior momento per la figura dell'ambasciatore della Francia a Lisbona Jean Nicot (1530-1600), e tantomeno per sua figlia epònima "nicotina". Questa proibizione medica cosí coercitiva nei confronti dei fumatori ha un parallelismo preventivo che può risultare interessante per il futuro della letteratura potenziale. Non fumare può essere equivalente a non leggere determinate cose, per cui il terzo ossimoro di queste proposte di Medicina Preventiva contro l'arrivo di una Letteratura Impotenziale è la creazione di un meccanismo di scomunica ferendae sententiae, cioè tramite un giudizio previo all'interno della comunità potenziale. Ovviamente la stessa COCSP che prima canonizzava plagiari dovrebbe essere l'istituzione incaricata di delucidare quali testi -sia chiaro che si parla sempre di testi, mai di autori- potrebbero causare rifiuto grave ed allergia infettiva nella comunità potenziale.
Scomunicare sta per brusciare, cremare. Cancellare qualcuno o qualcosa dalla mappa che cartografia la decenza. Ma, nonostante lo spettacolare della piromania, l'iconografia inquisitoria del fuoco e del fumo si tinteggia di fascismo negli aghiaccianti falò di libri. Dei falò di un caldo infernale che Ray Bradbury misuró in gradi Farenheit. Inoltre, la Letteratura Potenziale nasce giustamente dall'inequivoca volontà di non escludere mai nessuno né dalla scrittura né dalla lettura, a differenza di altri movimenti che la precedettero -specie, per quanto riguarda Raymond Queneau, quello surrealista-, e i gruppi d'Ou e d'Op mantengono la suddetta volontà di non mettere da parte nessuno, esclusi i suicidi confessi o quelli che guardano da un altro lato. È per ciò che, siccome la piromania culturale classica degli -ismi letterari escludenti non ha alcun senso nell'ambito della potenzialità, e quindi ogni scarto deve essere molto più sottile, sono convinto che il sostituto più adatto al gioco del fuoco sarebbe il ghiacciaio.
In altre parole: la scomunica ferendae sententiae di testi impotenziali per se oppure che conducano all'impotenza è, in realtà, un congelamento provvisorio di testi. Gli altibassi dell'attenzione di lettura sono già causa di certi andirivieni nell'apprezzare le opere letterarie di tutti i tempi, persino tra quelle più consolidate. Sarebbe assurdo negare questa realtà. Cosí assurdo quanto rinunciare all'idea d'un gran frigorifero -magari virtuale, su Internet- dove chiunque possa congelare i testi (classici, moderni, attuali) che rebuti troppo divulgativi o sopravalutati dal grosso dei professori universitari, critici letterari, scrittori, editori o lettori. Il congelamento ragionevole di testi in una sorta di canone al contrario può aiutare a chiarire il panorama internazionale delle lettere e fare anche tanto bene a determinati testi eccezionali che sono stati troppo sposti a letture e lettori negli ultimi quattro decenni, la cui fine festeggiamo oggi.

Nel principio fu il Verbo e diventammo animali verbivori. Il verbo implica azione. Movimento. La formula del movimento dipende dai rapporti tra lo spazio ed il tempo. Ed il passare del tempo è quello che ci ha portato fino a Capri, quaranta anni dopo la prima riunione dell'Oulipo a Parigi. Il pericolo evidente dell'irruzione di una Letteratura Impotenziale che dia luogo ad un Oulimpo spurio può venire sconfitto se facciamo uso delle tre misure preventive che ho appena esposto: 1) mettere in pratica la de-costrizione come strategia di scrittura, 2) canonizzare come si deve i plagiari in anticipo della letteratura potenziale, e 3) scomunicare in una web-freezer tutti i testi che ci disperano e ci mandano alla più assoluta impotenza.
Finalmente, voglio soltanto ringraziare Pau Vidal per la traduzione dal catalano all'italiano di quest'intervento, perchè ci ha praticato una de-costrizione impeccabile. D'altra parte, è già stato detto da Khalil Gibran con altre parole: "Ci possono prendere tutto tranne che il clinamen".

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